RADICI E RAGIONI DEL SITO "HIEROS"

Il 13 maggio 2008, all’età di settantadue anni, è scomparso

Domenico Antonino Conci,

fenomenologo, antropologo, filosofo.

Una testimonianza parziale della sua vasta e originale ricerca

e della fecondità del suo metodo analitico

è raccolta e presentata nelle pagine di Hieros.

 

Domenico Antonino Conci

 

     Nell'arco di poco più di un secolo, dalla sua fase aurorale ai primi del Novecento nelle Ricerche logiche di Edmund Husserl, attraverso vari assestamenti di rotta ed un progressivo dilatamento del suo territorio d'indagine, la fenomenologia ha raccolto le simpatie, stimolato l'interesse, acceso la passione di generazioni di pensatori e ricercatori dei più disparati ambiti disciplinari, al punto di assumere addirittura, in alcuni momenti della sua storia, la fisionomia e le dimensioni di un vero e proprio movimento, con le sue correnti interne, i diversi e frastagliati indirizzi tematici, le "eresie" e le scuole nazionali.
     Nella serie di "somiglianze di famiglia" che si potrebbero isolare per caratterizzare i fenomenologi di formazione, senz'altro la più rilevante e significativa è rappresentata dal metodo. Al di là del lavoro di rilettura e interpretazione degli itinerari intellettuali e delle vicende esistenziali dei suoi protagonisti, al di là anche del fondamentale compito esegetico, di cura, ricognizione e pubblicazione degli inediti husserliani, fare fenomenologia significa essenzialmente esercitare una pratica analitica, attenendosi ad alcune prescrizioni metodologiche di fondo. Appunto questo carattere ha consentito la tematizzazione di oggetti d'indagine i più disparati, nonché feconde incursioni interdisciplinari che hanno interessato la religione, l'estetica, l'etica, l'epistemologia, la psichiatria, l'antropologia, tanto per accennare solo alcuni campi di ricerca.
     Non è impresa da poco tracciare le coordinate del metodo husserliano, non solo per la mole e la complessità, a volte estrema, dei suoi scritti, ma soprattutto perché il percorso intellettuale di Husserl — nato sotto l'idea guida di una filosofia in grado di assestarsi come scienza rigorosa si è svolto seguendo le priorità emerse di volta in volta nel corso del lavoro analitico, sul campo, e non a partire da vuote speculazioni o costruzioni teoriche. Per comprendere il metodo, in altre parole, occorre afferrarlo, ovvero praticarlo, aderendo al famoso e sovente frainteso motto husserliano «Zu den Sachen selbst!», l'invito a tornare alle "cose stesse".
     Il perno centrale del metodo fenomenologico — il 'gesto inaugurale' della fenomenologia — è senz'altro l'epoché. E proprio nel dibattito sul ruolo, sulla portata e sulla possibilità stessa di questa operazione si sono registrate le più interessanti proposte di revisione ed approfondimento della pratica fenomenologica. Tra queste troviamo le novità tematiche e metodologiche che caratterizzano la fenomenologia radicale o "fenomenologia del profondo" (Conci 1970, 1983), intesa in senso lato come indagine sulle matrici di senso che fondano tutte le validità d'essere del nostro mondo. Una sorta di percorso a ritroso attraverso il processo di formazione delle nostre conoscenze più sofisticate e delle nostre ovvietà quotidiane, teso a rintracciare il significato delle operazioni fondamentali compiute nella "costituzione" dell'Umwelt, del mondo-ambiente in cui viviamo (Cfr. Ales Bello 1997: cap. I) e che l'ultimo Husserl paragonava ad una sorta di 'scavo archeologico' (Cfr. Ales Bello 1993c: 8; 1997: 16).
     Da un punto di vista tecnico, questo percorso si apre e si sviluppa attraverso un particolare metodo fenomenologico, un metodo riformato, connotato dallo strumento dell'epoché radicale, una estensione della epoché classica che arriva a sospendere ciò che per Husserl era di fatto insospendibile, ossia il polo egologico, la sfera dell'io trascendentale, nel tentativo di indagare le ragioni ultime degli Erlebnisse costitutivi e spingersi così verso un originario autenticamente insospendibile. Questa riforma radicale dell'epoché husserliana ristruttura da cima a fondo il campo d'analisi, senza tuttavia tradire la lezione della ortodossia fenomenologica, anzi corroborando con una radicalizzazione inedita l'originale spirito non obbiettivistico dell'analitica husserliana. Ed è proprio questo motivo saliente a spingere la fenomenologia al confronto con l'universo variegato delle scienze umane, in particolare con l'antropologia culturale.

     Questa "riforma" della fenomenologia ha origine nella seconda metà degli anni Sessanta, dalle ricerche di Domenico Antonino Conci, il quale affronta l'opera husserliana con l'intento preliminare di verificare la tenuta fenomenologica del metodo fenomenologico stesso, attraverso la rigorosa disamina analitica degli enunciati del maestro. Questa "fenomenologia del metodo fenomenologico" (Conci 1967), saggiando la consistenza effettiva del suo fondamento intuitivo, mette ben presto in evidenza un punto debole dell'analitica husserliana, che appare viziata da alcuni assunti impliciti di indole non fenomenologica. Il lavoro di revisione del metodo (Conci 1970), oltrepassando l'identificazione husserliana dell'originario di senso fenomenologico con i vissuti immanenti di un ego trascendentale (Ur-Ich), consente successivamente di isolare la particolare struttura del logos dell'obiettivazione e della soggettivazione, caratteristico del pensiero occidentale, aprendo così la via alla tematizzazione — per contrasto — dei logoi e delle strutture cognitive di popolazioni e culture "altre" rispetto a quella dell'Occidente, ovvero culture pre-greche, non greche e agropastorali d'Europa (Conci 1985).
     In estrema sintesi, l'analitica fenomenologica non può che svolgersi come un'analitica di segni culturali: il lavoro sul campo del fenomenologo comporta di conseguenza un attraversamento dei tradizionali territori dell'antropologia culturale, dell'etnologia, della demologia, nonché dell'archeologia e della paleoantropologia. E nella maggior parte dei casi consiste appunto nel confronto con l'alterità delle culture "mitico-rituali", caratterizzate fenomenologicamente dalla postura rivelativa e connotate extrafenomenologicamente da un'estrema pervasività del Sacro. Culture in cui ogni minima azione della vita quotidiana è legata in qualche misura alla sacralità, in cui spazi e tempi sono scanditi e retti dalla potenza, in cui ogni impresa per essere compiuta richiede un rito che è essenzialmente la riattivazione di un mito (Ales Bello 1997).
     Le multiformi manifestazioni della coscienza religiosa rappresentano un ricchissimo e non facilmente esauribile campo di ricerca. Al di là dei metodi e degli approcci tradizionali delle varie discipline umanistiche, della storia delle religioni, della stessa fenomenologia della religione, l'analitica fenomenologica del Sacro si presenta come un tentativo generale di porre in luce, attraverso la tecnica contrastiva, le peculiari strutture cognitive che sostengono la concezione di una esistenza sacralmente fondata.
     Le ragioni del sito "Hieros" sono dunque fondamentalmente ragioni di tipo operativo. Queste pagine web sono state concepite come uno strumento di lavoro e di confronto metodologico, in cui sarà possibile reperire strumenti e materiali di lavoro, presentare i propri works in progress, intervenire nello spazio confronti con contributi tematici e approfondire insieme la conoscenza degli apparati analitici della fenomenologia.






 
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